Della versione di Skins americana e delle sue quasi inesistenti (ma tutte negative) differenze della prima puntata della serie rispetto all’originale inglese ne ho parlato altrove, e non è il caso di ripetermi.
Della seconda, mi limito a dire che Tea – il personaggio che ha furbescamente sostituito il totally-out-of-the-closet Maxxie con una versione più appetibile per il pubblico di giovani adolescenti ingrifati americani – è una lesbica che già dalla seconda puntata mette in dubbio la sua omosessualità baciando il protagonista Tony.
Non solo. Italoamericana: figlia di una famiglia numerosa e rumorosa (ma piena d’amore), con una nonna in casa malata di Alzheimer (ma lesbica costretta a sposarsi), con un padre affettuoso e non ossessivo (ma omofobo) che ama lavorare per la sua famiglia (ma comunque legato alla mafia e alla violenza).
Pregevole: con la tecnica del bastone e della carota, riuscire a inanellare tutta una serie di luoghi comuni offensivi e retrogradi sulla comunità italoamericana e su quella omosessuale, salvo condirli con lievi variazioni sul tema per farli digerire meglio. Una tecnica da antica nobiltà.
Il popolo ha fame? Dategli delle brioche. E un cazzo, “che non ha provato quello giusto”.


