Più di un milione? Meno di un milione? Non importa. Checché se ne dica – per quanti distinguo si voglia scegliere di fare (e ce ne sarebbero, da fare) – questa manifestazione figlia di un femminismo antico ha visto una grande partecipazione popolare, anche e soprattutto di persone che in piazza finora non erano scese. Donne impellicciate, signore-bene, claustrofobiche impreparate alla folla: c’erano tutte.
E non erano sole. Uomini, anziani, padri di famiglia, e ancora tanti, tantissimi omosessuali e tantissime sorelle lesbiche. Queste ultime, sì, ringraziate e salutate dal palco della manifestazione milanese.
Ecco, è a questo punto che mi sale l’amarezza, giù dallo stomaco su su su fino alla testa. Niente di nuovo: la consapevolezza che tutta questa gente è lì per le donne, ma che non sarebbe lì per gli omosessuali. O per i giovani precari, ad esempio.
Posso provare a dirlo, senza essere ritenuto offensivo? C’è tutta una serie di “categoria di persone” che no, non si interessa dei problemi degli altri ma che guarda al proprio orticello. E – purtroppo – il movimento femminista è uno di questi (a parte apprezzatissime quanto ormai rare eccezioni).
Care donne, noi omosessuali e noi giovani siamo stati pronti a darvi man forte. Voi siete pronte a dare man forte a noi? A scendere in piazza in massa anche per i nostri diritti?
Finora non è capitato. Eppure, concedetecelo, di cose gravi nel nostro paese ne sono capitate già. Da tempo. Dalla situazione del precariato giovanile che ha strappato a una intera generazione la possibilità di progettare – peggio: sognare – un futuro, ai diritti degli omosessuali e dei “diversi” sempre più emarginati e offesi in maniera violenta.
Eppure, di fronte a questi problemi, la piazza – la cittadinanza – non ha reagito.
Ha reagito con voi e per voi, care donne. Radunandosi in massa, risvegliandosi. Tutto molto bello. Ma allora era vostra la responsabilità di sfruttare correttamente questo grande privilegio, la forza della piazza. Evitando l’autoreferenzialità e ricordando che – oltre a voi donne – anche altri settori “minoritari” della società subiscono (da tempo) le conseguenze di una società gretta, maschilista e discriminatoria.
Ecco, io questa cosa – oggi in piazza a Milano – non l’ho sentita. Sono stato sfortunato io?
Dimostratemi il contrario, care donne. Dimostratemi che la scelta mia – come di tanti altri uomini gay – di scendere in piazza al vostro fianco non sarà stata vana. Che non è stato un sostegno unilaterale.
Dopo tanti anni, io ci spero ancora. Nonostante le mille delusioni, occasione dopo occasione.