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	<title>Fermentigattici.net &#187; manifestazioni</title>
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	<description>A malapena un blog.</description>
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		<title>Riletture</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 10:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gatto Nero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inutility]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[fiaccolata LGBT Milano]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[Carissimo Gatto, volevo chiamarti oggi per dirti come è stato. Ma tu hai detto ragazz*, scriviamo! scriviamo tutto, che possa rimanere. Volevo raccontarti che ieri, quando sono arrivata con armi e bagagli in Oberdan, mi sono seduta da sola e per molto tempo ho pensato che non sarebbe venuto nessuno tranne i nostri amici, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Carissimo Gatto,<br />
volevo chiamarti oggi per dirti come è stato. Ma tu hai detto ragazz*, scriviamo! scriviamo tutto, che possa rimanere.</p>
<p>Volevo raccontarti che ieri, quando sono arrivata con <em>armi</em> e bagagli in Oberdan, mi sono seduta da sola e per molto tempo ho pensato che non sarebbe venuto nessuno tranne i nostri amici, e che ne sarebbe venuta fuori una pizzata e un salto al Lelephant.<br />
Poi è arrivato Marco, con te al telefono. Ed è arrivata Livia, poi Ilaria e poi non so, non so proprio dirti com’è che il piazzale si è riempito e tutti volevano fiaccole e bandiere; anche certe signore che sembravano appena uscite da un aperitivo al Rotary club. E gliele abbiamo date, perché ne avevamo fatte tante da far invidia alle luminarie di Natale.</p>
<p>E all’improvviso, senza che nessuno dicesse nulla il corteo ha iniziato a muoversi spontaneamente. E solo quando abbiamo imboccato Corso Venezia mi sono resa conto di quello che stava succedendo: non riuscivo a vedere la fine e l’inizio di quel fiume di fuochi. È un Pride notturno, ho pensato. Altro che mini, altro che micro.</p>
<p>Chiedevano di te e nessuno poteva credere che tu avessi organizzato tutto dalla Calabria. Ma io gliel’ho detto che eri lì, e ci siamo fatti un bel pezzo di strada insieme, e lo sentivo che eri commosso e mi veniva da piangere ma mi dicevo che era colpa del fumo delle fiaccole.</p>
<p>E vaffanculo alla timidezza, ho parlato con tutti e mi hanno detto che erano felici, che era incredibile e che si potesse stare insieme così, spontaneamente, e che c’era tanta allegria anche senza quei carri tanto amati dai TG.<br />
Mi hanno detto che così doveva essere, che il passaparola l’hanno fatto loro offline per noi e per tutti, e che la mancanza di una politica organizzata ha generato la politica dello stare insieme disinteressatamente.</p>
<p>Mi hanno detto che una volta tanto i volantini che sono girati erano solo delle bellissime cartoline positive, prodotte spontaneamente, e non i flyer delle discoteche. Verranno appese sui frigoriferi e sugli armadi degli uffici, per ricordare.</p>
<p>Ora vorrei che tu sapessi che c’erano tutti: sono venuti i nostri colleghi a ricordarci che sono con noi, e chi ha lavorato in ambienti omofobi sa quanto questo sia importante; c’erano le famiglie tradizionali e quelle non riconosciute dallo Stato; c’erano i nostri amici, anche quelli dei socialcosi e dei blog. Ci siamo persi tutti, e poi ritrovati da qualche parte tra uno striscione e l’altro.<br />
Sono venuti anche quelli delle associazioni, senza bandiere. Anche quelli che ci avevano detto di no, che hanno parlato alla stampa <em>sgravandocene il peso</em>.</p>
<p>Ho incontrato un signore che mi ha chiesto “ma perché siete riuniti qui?”, e io gli ho spiegato che manifestavamo contro la violenza ai danni della comunità omosessuale; mi ha guardata serissimo per qualche secondo &#8211; mi si è gelato il sangue &#8211; ma poi ha sorriso e ha detto “che bella cosa che state facendo, è proprio una cosa bella”.</p>
<p>Gatto, non importa se non abbiamo fatto nessun discorso, è andata come è andata e troveremo un modo per ringraziare tutti.<br />
Non importa nemmeno se non c’era la “stampa che conta”. C’era Milano, c’eravamo noi e c’eri tu.</p>
<p>Dobbiamo dire a tutti che tutto ciò è possibile. Che basta davvero avere un intento positivo, perché le persone rispondono.</p>
<p>Voglio dirti un’altra cosa che m’è venuta in mentre ieri, mentre andavamo verso San Babila: noi che eravamo lì non siamo <em>uguali</em>, perché “uguale” é il culto del mimetizzarsi e dell’omologazione, della spersonalizzazione che ci diseduca ogni giorno. Io non voglio essere uguale, voglio che tutte le diversità (tutte!) vengano trattate con rispetto, nei pari diritti.</p>
<p>E sai una cosa? Mi è venuta un’idea.<br />
Ma questa, no. Questa te la dico a voce.</p></blockquote>
<p>E niente, oggi mi sono ritrovato davanti <a href="http://suzupearl.com/2009/09/09/la-mia-fiaccolata-lgbt-per-un-gatto-nero/">il post di Suzupearl</a>. Volevo ricondividerlo. Con voi.</p>
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		<title>Essere e apparire: quando il simbolo diventa più importante del messaggio che si vuole veicolare.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 23:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gatto Nero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato pomeriggio sono stato alla manifestazione antirazzista di Milano, in ricordo di Abba Guiebre a poco più di un anno dalla sua morte. L&#8217;ho fatto perché credo nell&#8217;importanza dell&#8217;espressione in piazza del sentimento popolare e perché, soprattutto, sono contro il razzismo. L&#8217;ho fatto, anche, perché la recente esperienza della Fiaccolata LGBT di Milano mi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato pomeriggio sono stato alla manifestazione antirazzista di Milano, in ricordo di Abba Guiebre <a title="Milano, giovane ucciso a sprangate - Repubblica" href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/milano-razzismo/sprangate-giorno-dopo/sprangate-giorno-dopo.html">a poco più di un anno dalla sua morte</a>. L&#8217;ho fatto perché credo nell&#8217;importanza dell&#8217;espressione in piazza del sentimento popolare e perché, soprattutto, sono <strong>contro il razzismo</strong>.</p>
<p>L&#8217;ho fatto, anche, perché la recente esperienza della <a title="Fiaccolata LGBT Milano | Facebook" href="http://www.facebook.com/event.php?eid=254666075461">Fiaccolata LGBT di Milano</a> mi ha in parte riconciliato con il senso civico degli italiani. Senso civico che nell&#8217;anno passato mi aveva deluso, sopraffatto com&#8217;era dalla superficialità e dal consumismo usato come palliativo emozionale. Mi sembrava che finalmente qualcosa si fosse svegliato, nello stomaco della gente. Che avesse iniziato a muoversi, a <em>contorcersi</em>.</p>
<p>Ed è vero, credo. La gente è arrabbiata, indignata, preoccupata per se stessa e per chi gli sta vicino. Un sentimento utile, <em>civico</em>. Appunto.</p>
<p>Peccato che a tutto questo corrisponda un totale immobilismo da parte delle associazioni. L&#8217;incapacità di mettersi in gioco e incanalare questa rabbia, dandole voce, <strong>trovando modi e sistemi nuovi per riavvicinare i cittadini allontanati nel corso degli anni </strong>per colpa di scelte inefficaci e <em>deleterie</em>. È successo con la fiaccolata, è successo anche con la manifestazione antirazzista.</p>
<p>Appena arrivato alla manifestazione, vengo accolto dai consueti distributori de <a title="Il programma comunista" href="http://www.ilprogrammacomunista.com">&#8220;Il programma comunista&#8221;</a>, triste testo stampato su foglio A4. Stavolta anziché rifiutarlo l&#8217;ho preso. E l&#8217;ho letto. Sarebbe stato meglio di no:</p>
<blockquote><p>Il razzismo è frutto del capitalismo, è un&#8217;arma apertamente antiproletaria. Esso non ha e non ha mai avuto nulla a che vedere con il colore della pelle o con altre caratteristiche cosiddette etniche o nazionali. [...] Il razzismo nasce dalle contraddizioni di classe, dalle differenze di classe: nel suo mirino, ci sono i <em>proletari</em> migranti di tutte le nazionalità, che affollano ormai tutti gli slums, le banlieues e i Bronx del mondo.</p></blockquote>
<p>Essì: i <em>proletari</em> immigrati. Se invece sei negro e ricco, cazzi tuoi se vieni insultato o maltrattato: il problema è la tua ricchezza, non il colore della pelle. Quel &#8220;<em>proletari</em>&#8221; in corsivo non l&#8217;ho aggiunto io, era già così nel testo: vi racconta esattamente qual è l&#8217;unico interesse di questi personaggi accorsi con bandiere e volantini.</p>
<p>Vi risparmierei il resto del testo, ma quest&#8217;altro stralcio è ancora più repellente:</p>
<blockquote><p>L&#8217;antirazzismo è la trappola entro cui si vuole cacciare il proletariato immigrato perché non costuisca un fronte comune con il proletariato nazionale: vorrebbe che esso sfilasse con le sue bandiere nazionali con le sue bandiere nazionali, che coltivasse i suoi costumi, che vendesse la sua diversità sul mercato del multiculturalismo.</p></blockquote>
<p>Siamo al parossismo. Non è il razzismo la <em>trappola</em>, no: è <em>l&#8217;antirazzismo</em>. La difesa della cultura locale e la spinta per il culturalismo è un male da estirpare, perché impedisce la lotta del proletariato. Si arriva al paradosso: gente che è contraria all&#8217;antirazzismo, pronta a sfilare e manifestare in un corteo antirazzista.</p>
<p>Non erano gli unici. C&#8217;era una donna, anche lei volantinante, che si infervorava con i partecipanti alla manifestazione chiedendo <em>&#8220;Ma tu lo sai che finanzi l&#8217;inceneritore?&#8221;</em>. Incazzatissima. E più lei si scagliava contro i manifestanti con il suo problematico inceneritore, più a me veniva voglia di chiederle <em>&#8220;Mi scusi, ma lei sa che manifestazione è questa?&#8221;</em>. E poi c&#8217;erano i precari delle scuole che con meno faccia tosta lamentavano il problema della <em>scuola</em> razzista, quelli di Sinistra Critica che volevano le dimissioni di Berlusconi (e chi non le vuole? Ma che c&#8217;entra, però, col razzismo?), quelli del Partito Marxista-Leninista che sventolava i suoi stendardi&#8230;</p>
<p><strong>E l&#8217;antirazzismo? Dov&#8217;era?</strong></p>
<p>La voglia era quella di andar via. In fretta. Il fatto è che le associazioni sono rimaste vittime di loro stesse. Intrappolate dai propri simboli, dai <em>personaggi</em> che hanno deciso di costruirsi attorno per rendersi riconoscibili e attraenti, hanno finito per diventare la propria caricatura. Perdendo credibilità. E anziché fermarsi a riflettere, a chiedersi come mai la gente abbia smesso di prestargli attenzione e perché il loro pubblico sia al contrario diventato via via sempre più rarefatto, si sono incancreniti in una politica comunicativa ripetitiva e aggressiva. Oltre che stupidamente autoreferenziale.</p>
<p>Era triste vedere gli stessi duri e puri della sinistra e delle manifestazioni essere i primi a non crederci più, ridacchiare e lamentarsi di questo comportamento. Il mio augurio è che le associazioni capiscano questo errore il prima possibile. Perché lo capiranno, per forza di cose. Sperando che non sia troppo tardi per loro.</p>
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