È un terno al lotto

Ci sono persone fortunate, che l’amore lo trovano davvero e se lo tengono stretto.

Ci sono altre persone che non trovano l’amore, ma s’accontentano, e trascorrono una vita di felicità sbiadita.

Ci sono altre persone ancora che non trovano l’amore e non s’accontentano, e vivranno una vita di attese irrealizzate.

E poi ci sono persone irriconoscenti che l’amore lo trovano e se lo fanno sfuggire dalle mani, alla ricerca di un altro amore che non c’è.

Escluso il primo, non so chi è messo peggio. E non so come son messo io.

Talloni d’Achille, chiome di Sansone

Claudio, Francesca

Claudio, Francesca - by Stefigno

Sì, gli anni passano per tutti.

Sì, non c’è nulla di male.

Sì, in fondo non faccio (totalmente) schifo neanche così.

Sì, c’è di peggio.

Sì, “ma guarda che quelli come te sono anche più sexy, eh”.

Sì, “te li puoi rasare a zero”.

Sì, “e si vede che hai più testosterone di altri”.

Sì tutto quello che volete.

Ma io quando vedo le mie foto, e mi rivedo calvo, ecco, a me vien proprio da piangere.

Perché son sempre cresciuto col terrore di diventare calvo come tutti i miei nonni, zii, padri, fratelli, parenti fino alla settima generazione.

E un po’ ci speravo. E invece no.

Dead will stay dead

L’avevo già notato ieri, per caso, per lavoro.

Ora scopro che anche quelli di Best Week Ever l’hanno sottolineato (grazie kekkoz): l’iniziativa dei “suicidi digitali” in favore della ricerca sull’AIDS si è rivelata un fallimento.

Altro che un milione di dollari per la ricerca. Questo screenshot del sito risale alle 14 di oggi, 3 dicembre. Non siamo neanche a un quinto dal risultato che doveva essere raggiunto.

La verità è che alla gente non importa l’HIV e l’AIDS. Si raccogliono milioni di euro per terremoti, tragedie naturali, crolli, morti e distruzioni. Ma la pandemia dell’AIDS non viene percepita come grave.

E la gente non sgancia una lira.

C’avevo provato anche io, nel mio piccolo, lo scorso anno. Stesso risultato.

Peccato.

World AIDS Day: diffondi conoscenza e consapevolezza (anche se tu non sei malato)

Anche quest’anno il blog si veste di rosso, per il primo dicembre. È il World AIDS Day, lo sapevate?

Molti anni fa, quando frequentavo le varie chat su IRC, avevo preso la (buona) abitudine di lanciare un messaggio periodico di sensibilizzazione al tema dell’AIDS e della sieropositiva. Il concetto era, più o meno, che “fare sesso è bello, farlo sicuro è meglio” ricordando le varie pratiche a rischio di contrazione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Ricordo i peggiori scontri, e le peggiori litigate. C’era chi affermava che no, lui non era a rischio. Chi sottolineava come la vita fosse sua, solo sua, e che era una sua scelta se praticare o meno sesso sicuro, e che ne avrebbe pagato solo lui le conseguenze (illuso). E c’era chi – ricordo bene – mi accusava di “fargli venire l’angoscia” con quei messaggi. Perché la consapevolezza genera angoscia, ed è giusto così: l’angoscia ti rende più cauto e meno stupido, ed è questa – forse – l’unica vera arma contro la diffusione del virus.

C’erano, poi, i tanti che mi chiedevano se fossi malato. “Ma tu sei sieropositivo?”. Perché non lo concepivano, non riuscivano a capire perché una persona “sana” avesse tutto questo interesse a diffondere informazioni e consapevolezza, e fosse tanto sensibile all’argomento.

Io malato non lo ero, e non lo sono. Ma quello dell’HIV l’ho sempre considerato anche un mio problema. Un problema di tutti. Più il virus si diffonde, più aumentano – statisticamente – il rischio di contrarlo. E meno piacere c’è nel far sesso (cosa che invece – diciamocelo – è molto piacevole e così dovrebbe essere sempre).

Per questo, credo che quello dell’informazione e del diffondere la consapevolezza sulla malattia sia un dovere civico e collettivo. Una responsabilità di tutti, ogni giorno. Ma ho imparato, anche, che non a tutti va di stare sulle barricate 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Nonostante sia assolutamente necessario.

Quindi, se proprio negli altri giorni della vostra vita preferite far altro e concentrare le vostre energie altrove, questo primo dicembre dedicato alla lotta all’HIV e all’AIDS. Indossate il fiocchetto rosso sui vostri vestiti (e fatelo indossare ai vostri blog, se ne avete uno); e se qualcuno vi chiederà il motivo del gesto, perdete del tempo a spiegarglielo. E dite di fare altrettanto.

È poco, forse. Ma è il minimo che – nel nostro piccolo – possiamo e dobbiamo fare.

Gente che ne parla:

  1. Stefigno
  2. Marco Zamperini
  3. Paolina

Un tavolo apparecchiato per due in una casa troppo grande

Alle volte basta mezza frase – detta così senza pensarci (né volerti fare del male) – per mettere in luce, dolorosamente, la tua condizione.

In meno di un mese, mi è successo due volte. La prima in un aeroporto, aspettando un aereo per tornare a Milano. La seconda, ieri sera, in casa, apparecchiando la tavola per una cena con un amico.

Le parole precise, quelle non le ricordo. Ma i concetti sì.

“Sei una bella persona, dovresti davvero trovarti un uomo con cui stare”

“Che sensazione strana, vedere la tavola vuota apparecchiata per due”

Mi sembra tutto così chiaro. Amaramente.

È stata una domenica di solitudine e insoddisfazione sotto pelle.

Non sono fatto per stare da solo.

Ho buona memoria

A volte i torti subiti vanno ricordati. Periodicamente.

[Corollario: ci sono pagine della mia vita che mi causa dolore ripercorrere. Frasi dette da persone a cui avevo dato molto e di cui pensavo di potermi fidare. Sono cose che capitano: mettiamo molto spesso il cuore in mano a gente che non la merita. Ma rileggere quelle righe, mi fa bene. Mi ricorda a che punto può arrivare la grettezza della gente. È una lezione che mi ha fatto bene imparare: ora ho un'armatura molto più forte.]