La cultura nuova delle bici di Milano

Prima ne ho visto una, venirmi incontro su Corso Buenos Aires, con una coppia di ragazzi. Lui alla guida, lei seduta dietro, abbracciata. Me li sono immaginati parlare piano.

Poi, ancora, sempre su Corso Buenos Aires – ma una mezz’ora dopo – ne ho visto un paio: ancora una coppia di ragazzi su una, e un ragazzo sull’altra. Sorridevano.

Questa sera, mentre la voglia di gelato mi portava per le strade di Porta Venezia, Milano mi ha fatto un regalo inaspettato. Una presenza che avevo già cominciato a notare nei giorni scorsi, ma che ora è diventata ricorrente, quasi naturale.

Le biciclette.

E quando con il mio gelato in mano, sbocconcellato in questa strana serata tranquillamente primaverile, me ne sono trovato ancora e ancora davanti, ho cominciato a sentirmi bene.

Un altro gruppo di ragazzi che pedalavano in fretta ridendo. Due coppie su quattro bici – amici? fidanzati? – che si salutavano e chiacchieravano nell’angolo di una strada. Una ragazza seduta sulla canna della bicicletta guidata da lui, che lo guardava pedalare.

Voi pensatela come cazzo vi pare. Io ero parecchio felice.

02. aprile 2011 by Gatto Nero
Categories: Inutility, Social | Tags: , , | 5 comments

Comments (5)

  1. Sono appena tornata da un giro in bici e nel mentre sono successe diecimila cose belle. Tu hai ricomprato la sella?

  2. Sei rimasta indietro: la sella l’avevo ricomprata, bella splendente. L’ho montata su. L’ho usata.

    Una settimana dopo mi hanno fotutto *tutta* la bici. Davanti casa.

  3. Ma no!!! Eh, io me la porto su a casa ogni volta e quando la lascio in giro mi viene un’ansia… Comunque tocca di trovarti una sostituta

  4. Ho letto con piacere il post. Anche a me capita spesso di perdermi per questa città tentacolare mentre pedalo..E notare le persone che come me si lanciano sulla “bigaz” senza una meta ben precisa.
    In questi momenti le cellule del mio corpo vengono invase da un senso di gioia e di libertà che solo un ciclista può capire… !
    Buona giornata e complimenti ancora per l’articolo,
    Laura

  5. Hey…ma non scrivi più?

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