The turning point of a career in Korea

Questa sera, mentre camminavo incazzato per le vie Milano, per la prima volta ho pensato che sarebbe stato giusto prendere un mattone, un sasso, una spranga, e mettermi a spaccar vetrine. E spaccare, spaccare, spaccare fino all’arrivo della polizia, per poi farmi arrestare.

Per voi sarà una cosa da nulla, ma per me che sono cresciuto a pane e legalità con condimento di “sii un bravo ragazzo”, beh: per me è una cosa grave.

Eppure l’ho pensato. Ne avevo voglia, sì, ne avevo proprio voglia. E ce l’ho ancora, e non so cosa mi trattenga.

Capita, quando leggi che secondo una sentenza della Corte Costituzionale una discriminazione non è “irragionevole” se questa va a difendere il sacro primato della famiglia eterosessuale e “(potenzialmente) procreativa”.

E che quindi, in sostanza, per lo Stato non esisti. Non sei importante. Neppure per la Costituzione, neppure per i Costituenti. Capita, quando ti hanno tolto la dignità di essere umano in favore della preservazione di un istituto astratto. Importante, ma astratto. Quando non sei più niente.

E tutto questo perché sono frocio.

Capita anche quando vedi il silenzio del consesso civile. L’odio e la discriminazione del popolo bue pesa, certo, ma mai quanto l’indifferenza di quella che dovrebbe essere l’”elite culturale” del paese, o che si spaccia come tale.

Ne abbiamo già parlato, certo. Tutto scritto e riscritto più volte.

Ma se la blogosfera è il riflesso della societa reale – e lo è – allora piuttosto che pensare alla mia dignità di essere umano preferisce commentare La Russa da Santoro, ingaggiare fondamentali liaison con i turchi, discutere di tuning automobilistico. Giusto per fare qualche esempio, nessun dito puntato, per carità. Solo per dire che tutti preferiscono parlar d’altro, e ignorano – volontariamente – ciò che ha influenza sulle vita di tante, tante persone.

Che però sono frocie.

E quindi: per lo Stato io non esisto, non sono importante, non sono nulla; per gli altri, per il popolo italiano io non esisto, non sono importante, non sono nulla.

Non mi riconosco in una nazione e non mi riconosco in un popolo. Non mi riconosco nelle puttane arroganti convinte della propria superiorità intellettuale e professionale, non mi riconosco nel cinismo becero di chi crede d’aver capito tutto e non rispetta nessuno, non mi riconosco negli incompetenti che trovano più spazio di chi sa e fa, non mi riconosco nel sistema lavorativo, non mi riconosco nell’ala politica destra del Paese, e meno ancora in quella sinistra, ipocrita e fatta di un elettorato uguale e peggiore dei personaggi che vorrebbe sconfiggere.

Non mi riconosco in nulla, perché sono nulla.

In questi casi, che si fa? Dopo aver tentato varie strade, ogni giorno che passa, ogni umiliazione subita, mi convinco che la soluzione sia una sola: o prendere una spranga, un mattone, una pietra e distrugger tutto, o usare metodi meno grossolani e più definitivi per distruggere me stesso. Una volta per tutte.

Sono Claudio Mastroianni, e sono prigioniero politico dell’Italia.

15. aprile 2010 by Gatto Nero
Categories: Inutility, Political, Social | 6 comments

Comments (6)

  1. La penso esattamente come te. Coloro che vogliono vedere in questa sentenza una mezza vittoria – il classico bicchiere mezzo pieno – a mio avviso sono degli illusi, perché, anzi, per me si tratta di palese sconfitta: primo perché tra le righe della sentenza c’è una pietra tombale, pesante come un monolito, sulla meta finale del “matrimonio gay”; secondo perché vedere in essa un invito, o ancora di più un monito, al Parlamento a colmare il vuoto legislativo significa non aver capito che in Italia tutti questi richiami sono soltanto di pura facciata, perché intanto non vengono mai accolti.

  2. “la soluzione sia una sola: o prendere una spranga, un mattone, una pietra e distrugger tutto, o usare metodi meno grossolani e più definitivi per distruggere me stesso. Una volta per tutte.”

    La seconda che hai detto. Faresti un favore all’umanità

  3. La cosa più divertente è che questi commenti li scrivi da anonimo. Io la faccia ce la metto sempre, invece.
    Ah, avere i coglioni: è sempre una gran cosa ;)

  4. “Io la faccia ce la metto sempre, invece.” HAHAHAHAHA questa è ancora più divertente.

  5. E’ la stessa sensazione che cresce dentro di me, la necessità di violenza per farsi sentire… Anche per me è una cosa nuova, ma non vedo molte alternative.

  6. Io, invece di sfasciar vetrine o rovinarmi l’esistenza sono emigrato. E pensa che non sono nemmeno omosessuale! :-)

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