Stanchi di viaggiare

Io e mia madre condividiamo un destino strano, che va oltre quello del sangue.

Viaggiamo da una vita.
Lei da quando – giovanissima – si trasferì in Svizzera per stare accanto a suo marito, in un paese straniero dove la gente parlava una lingua che non conosceva e che ha dovuto imparare, in qualche modo.
(Io la ammiro ancora per questo, e mi domando come abbiano fatto. Ammiro tutti gli emigranti d’Italia, e comprendo quelli che emigrano IN Italia, e mi incazzo – sì, mi incazzo – quando sento parlar male di loro. Ma questa è una parentesi lunga, e forse fuori luogo)
Dicevo: io e mia madre condividiamo il destino del viaggio.
Che è un destino amaro, di abbandono e di paura. Non credete a chi vi descrive il viaggio come un’esperienza estasiante, esaltante e basta, null’altro: sono persone senza legami.
Il viaggio ti pone di fronte a una sfida, ti spinge a cambiare e a migliorare, ad adattarti. Ma toglie via – sempre – un pezzo di te. Quello che lasci nella città che abbandoni, anche momentaneamente.
Il viaggio è un destino amaro, perché i viaggi iniziano e sembrano non finire mai.
E cominci a viaggiare, e ti chiedi se e quando finalmente tornerai a casa. E ti chiedi, soprattutto, quale sarà la tua casa. Qual È la tua casa.

Perché certe volte, anziché viaggiare, vorresti semplicemente stare seduto. Abbracciato alle persone che ami, a guardare il mare. E sentirti felice.

18. dicembre 2009 by Gatto Nero
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Comments (3)

  1. Non è che sembra, una volta iniziato il viaggio non finisce mai. E nessuna casa sarà mai più la tua casa. Lo saranno solo le persone, e vivrai zingaro per sempre.

  2. Bellissimo post, davvero.

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