Stundaiate

gatto, sei impostato, misurato, controllato, posato: io ti sto dicendo che ogni tanto bisogna mollare gli ormeggi, che per me vuol dire semplicemente aprire gli occhi e accorgersi che qualcuno sta facendo la stessa identica cosa nello stesso momento – marmaz
Me lo segno qui, magari me ne ricordo per il 2010.

Questa stanza non ha più pareti

Le pareti della mia camera sono sempre state vuote.

E per me, questo fatto, è sempre stata una specie di cruccio. Mi scervellavo per capire perché io proprio io non avessi i muri tapezzati di poster, manifesti, cartoline e foto come quelle dei miei coetanei.

[Questo post dovrebbe essere lunghissimo, un excursus sulla mia personalità e i dolori della mia infanzia e la voglia di cambiare. Ma sono troppo pigro. Me lo completate voi? Tanto spazio alle pareti ce n'è.]

Stanchi di viaggiare

Io e mia madre condividiamo un destino strano, che va oltre quello del sangue.

Viaggiamo da una vita.
Lei da quando – giovanissima – si trasferì in Svizzera per stare accanto a suo marito, in un paese straniero dove la gente parlava una lingua che non conosceva e che ha dovuto imparare, in qualche modo.
(Io la ammiro ancora per questo, e mi domando come abbiano fatto. Ammiro tutti gli emigranti d’Italia, e comprendo quelli che emigrano IN Italia, e mi incazzo – sì, mi incazzo – quando sento parlar male di loro. Ma questa è una parentesi lunga, e forse fuori luogo)
Dicevo: io e mia madre condividiamo il destino del viaggio.
Che è un destino amaro, di abbandono e di paura. Non credete a chi vi descrive il viaggio come un’esperienza estasiante, esaltante e basta, null’altro: sono persone senza legami.
Il viaggio ti pone di fronte a una sfida, ti spinge a cambiare e a migliorare, ad adattarti. Ma toglie via – sempre – un pezzo di te. Quello che lasci nella città che abbandoni, anche momentaneamente.
Il viaggio è un destino amaro, perché i viaggi iniziano e sembrano non finire mai.
E cominci a viaggiare, e ti chiedi se e quando finalmente tornerai a casa. E ti chiedi, soprattutto, quale sarà la tua casa. Qual È la tua casa.

Perché certe volte, anziché viaggiare, vorresti semplicemente stare seduto. Abbracciato alle persone che ami, a guardare il mare. E sentirti felice.

Sfoghi

Ma poi mi incazzo, davvero, perché la vita sempre girare sempre come cazzo pare a lei.

Uno ci prova a comportarsi bene, in maniera tale da sentirsi “a posto” quando ci si guarda allo specchio. Cercando di non essere uno stronzo, e di fare quello che si deve fare. E invece la prende sempre, perennemente nel culo. E mai in quella maniera piacevole che a qualcuno potrebbe anche andrebbe bene.

Poi qualcun’altro è uno stronzo inaffidabile e bugiardo e bam, vive felice tranquillo sereno e pure bono.

World AIDS Day 2009

Come potete vedere – a meno che non mi leggiate dai vostri feedreader, e allora date una cliccata al link a questo post – il blog si è “vestito a festa” per partecipare più che felicemente alla Giornata Mondiale dell’AIDS, per combattere questa malattia di cui ancora sappiamo davvero troppo poco ma che così tanto condiziona le nostre vite. Di tutti i giorni.

Come qualcuno saprà, avrei voluto fare di più. E ancora ci proverò nel corso della giornata di domani. Nel frattempo, però, esprimo con il Red Ribbon (opera di Trygve.u, che ringrazio) il mio MASSIMO supporto all’iniziativa.

Fatelo anche voi, e speriamo vada meglio dello scorso anno.