Le persone dietro ai pixel

Mi spiace dover rincarare la dose. Sono uno dei tre autori delle foto (quella della suora, per la precisione), faccio notare che ho saputo PER CASO che il mio scatto è stato utilizzato per la campagna: NESSUNO dell’arcigay mi ha contattato, né prima, né dopo.

[...]

Tuttavia, credo che abbiano mancato di educazione e rispetto nei miei confronti non avvetrendomi dell’uso della foto. Inoltre, credo che sia poco accorto non affidarsi a fotografi professionisti, io sono solo un dilettante, nella vita faccio altro.

E così capita che Cristiano scopra una sua foto all’interno della campagna nazionale Arcigay in favore dell’uso del preservativo, di cui aveva parlato Barbara qualche giorno fa su Gaycampitalia.org. Una sua foto usata nel pieno rispetto delle licenze, ma senza chiedergli nulla o informarlo del suo utilizzo.

Qualche tempo fa, successe una cosa molto simile con un articolo di Gay.tv e una mia foto di Remuz, utilizzata fuori contesto e alterandone il significato (attribuendo a un amico etero una sessualità che non gli era propria). Con l’aggravante che, allora, la mia foto era sotto copyright.

Che queste cose capitino, mi sciocca ancora. Non tanto per l’uso dell’immagine in sé, che di certo non cambiera economicamente (o in altro modo) né la mia vita né quella di Cristiano né quella dei tanti a cui accadono fatti simili.

Ciò che mi sciocca è la mancanza di consapevolezza che dietro i volti o i corpi che vengono fotografati ci siano comunque persone vere, con un vissuto e con delle storie che – potenzialmente – possono non collimare con l’utilizzo (arbitrario) che si fa della foto scattata.

Sembra che Internet, e la possibilità di trovare qualunque cosa con una semplice ricerca su Google, o su Flickr – abbia fatto dimenticare una cosa fondamentale e basilare dei rapporti umani: prima di usare qualcosa di altrui, è buona educazione chiedere.

Mia madre, probabilmente, in una situazione simile nella real life mi avrebbe mollato un ceffone di tale entità da farmi ricordare vita natural durante questa regola di buona creanza. Forse è il caso di cominciare a mollare un paio di ceffoni anche nella virtual life.

4 thoughts on “Le persone dietro ai pixel

  1. Avendo vissuto la realtà associazionistica all’interno di Arcigay per anni, posso tranquillamente dire che spesso, all’interno dei Circoli, il solo fatto di esser attivisti da alle persone un senso, quasi quasi, di potenza e superiorità. Questo li giustifica dal tralasciare particolari, in questo caso, di buona educazione in altri di vera e propria sopraffazione nei confronti dei “normali” a cui invece devono rivolgersi le attenzioni degli attivisti.

  2. Non è per approfittarne… a parte la difficoltà e la poca opportunità di dichiarare “ehi, uso l’immagine che hai creato per il mio blog, senza fine di lucro”, alcune licenze permettono l’utilizzo “libero”. Personalmente, sul blog nel 99,9% dei casi pubblico immagini tratte da flickr, in assoluta licenza libera.

  3. Ci sono casi e casi, Leoman.
    Se scrivi un’articolo sulla corruzione delle casalinghe di Voghera che fai, prendi la foto in CC di una donna qualsiasi su Flickr e la metti su, senza chiederti effettivamente cosa significa l’associazione di quella foto al tuo post?
    Ma ancora, ci sono forti differenze su foto utilizzate da blog semisconosciuti, e foto utilizzate su siti d’informazione nazionali, o per campagne nazionali.
    Per esempio: questo mio amico, a cui avevo fatto una foto (non in CC) mentre scherzava sull’omosessualità assieme a me, perché deve essere associato a una notizia in cui si parla delle “checche isteriche”? Perché un amico etero deve diventare “checca isterica” se non lo è?

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