Però io coi fascisti non ci parlo

Dice Freddy Nietzsche:

Però io coi fascisti non ci parlo. Scusate. E queste sono posizioni da fascisti. Queste e quelle di Paola Binetti. Non c’è nessun distinguo da fare, nessun approfondimento, nessuna attenzione in vista del congresso. Dentro il PD e fuori dal PD, io coi fascisti non voglio avere a che fare. Conservatori, cattolici, quello che volete, ma i fascisti sono solo stupidi e ignoranti. Studino, leggano, e si ripresentino quando saranno degni del dibattito.

E credo abbia proprio ragione: è un errore cercare di discutere coi bersaniani.

Uguali nella vita, uguali nella morte

Stephen Gately e il suo compagno Andrew Cowles durante la propria Civil Partnership, nel 2006

Stephen Gately e il suo compagno Andrew Cowles durante la propria Civil Partnership, nel 2006

Vi ricordate di Stephen Gately? Se la risposta è no, non sentiatevi troppo in colpa: nello show-biz ha lasciato veramente poco il segno, a parte quella breve parentesi di fama dovuta alla boy-band irlandese Boyzone (sì, quella del più famoso Ronan Keating).

C’è una cosa però per la quale io e quelli come me, che crediamo nell’uguaglianza dei diritti, lo ringraziamo: il coraggio. Gately è stato uno dei primi, infatti, a dichiarare pubblicamente la sua omosessualità. E venendo da una boy-band, accrocchio musicale in cui l’immagine da maschietto stracciafighe è ancora più importante. Roba che il manager della band, alla notizia del suo coming out (costretto dagli eventi, certo, ma sorvoliamo), commentò dicendo che ad averlo saputo prima ci avrebbe pensato due volte a sceglierlo, perché

it wasn’t cool then to have a gay guy in the band

Nel 2006, poi, Gately era anche “convolato a nozze” con il suo compagno, l’imprenditore Andrew Cowles, in una civilpartnership a Londra. Piccole cose, piccole scelte di vita che a me facevano conto.

Bene: ieri notte, Stephen Gately è morto.

Lo ha fatto nel sonno, mentre si trovava a Maiorca, per ragioni ancora poco chiare: si dice fosse uscito a bere con amici, fosse tornato a casa, fosse andato a dormire e bon, non si è mai più risvegliato.

Ma non sono le ragioni della morte, la cosa importante. C’è una persona morta. Un ragazzo di 33 anni. E penso al dolore del suo compagno nel restare vedovo: è un dolore diverso da quello di un marito o di una moglie eterosessuale? È meno forte, meno sentito? È più semplice convivere con la perdita del proprio compagno di vita, quando questo è dello stesso sesso?

Sono queste le domande a cui vorrei una risposta. E le chiederei di pancia, con rabbia, a quanti parlano di innaturalità dell’omosessualità e di malattia da curare. Ma anche a quelli per i quali il problema dei pari diritti è all’ultimo posto nell’agenda politica. Compresi i nostri amici elettori del PD.

Comunicazione chiara, onesta, sincera

Quello che mi piace, di Arcigay, è la capacità di esprimere in maniera semplice e chiara il loro punto di vista, e di raccontare ai mezzi di comunicazione quali sono i loro nobili scopi. Prendiamo come esempio il comunicato stampa della manifestazione di ieri contro l’Omofobia, a Roma… manifestazione che da “Uguali”, come pubblicizzato su tutti i canali (Facebook in primis) è diventata “Uguali e uniti:

Il corteo che è partito da Piazza della Repubblica a Roma ora invaderà le strade della Capitale e per la prima volta nella storia del nostro Paese le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender sfileranno in una grande manifestazione nazionale che non sia un Pride.

Era importante, infatti, far notare come non si fossero fatte altre manifestazioni, negli scorsi mesi. Le famose manifestazioni “autoconvocate”, in fondo, non sono mai esistite. E neanche la manifestazione per i diritti degli omosessuali, Coraggio Laico, organizzata qualche anno fa in concomitanza con il Family Day, era mai stata effettuata. Questo spiega perché la manifestazione di ieri fosse la PRIMA.

E poi era bello ricordare le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender presenti. Anche perché gli eteri, quelli proprio no signora mia.

Il nostro giudizio è che oggi a Roma sfila il primo nucleo del popolo lgbt che intende cambiare anche il movimento.

A Roma, il primo nucleo del popolo lgbt. Quello che vuole cambiare il movimento, mica chiedere uguali diritti. Mica a Bologna, o Milano, o Firenze. Cioè, a Roma: è una cosa importante da sottolineare. Anche perché…

Le decine di migliaia di persone che hanno partecipato alla manifestazione in Piazza, a cui si aggiungeranno altre lungo il percorso, inviano un messaggio anche ai leader e alle leader del movimento: è ora di costruire uno strumento vero di unità di tutta la comunità lgbt italiana.

Le divisioni, i distinguo, gli atteggiamenti da primedonne devono cessare. Oggi stiamo dando davvero dimostrazione che è possibile scendere in piazza nei momenti cruciali delle nostre vite e per la nostra dignità di persone.

Imma Battà, levate dar cazzo. No, vabbè, scherzo: ti pare che l’Arcigay abbia intenzione di dire una cosa del genere, strumentalizzando una manifestazione contro l’omofobia, e per la richiesta di uguali diritti, per la solita rivendicazione politica contro questa o quest’altra associazione? L’importante è che ci sia una unica associazione, un unico movimento, nessun atteggiamento da primedonne. Quelli di Arcigay ci tengono, perché oh cazzo, loro non l’hanno fatto mai. Te pare? Cioè, dopotutto questa è la PRIMA manifestazione del popolo LGBT.

E poi credete che non abbiano sottolineato come la gente si sia riunita lì anche e soprattutto per manifestare per i diritti degli omosessuali, contro l’omofobia e le aggressioni omofobiche degli ultimi mesi a Roma, Firenze, Bologna e non solo? Cioè, ti pare che chiuderebbero la comunicazione scrivendo solo che le altre associazioni devono smetterla di fare le primedonne?

Ci auguriamo che nei prossimi giorni la riflessione che si aprirà al nostro interno aiuti le persone lgbt a riconoscersi davvero in un progetto molto semplice: dobbiamo essere uguali ed uniti.

Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay

Ah, no, hanno proprio chiuso la comunicazione in quel modo. Beh, ma in fondo è andata così, no?

Brezsny e i problemi di sicurezza di Gmail e Hotmail

Dall’Oroscopo de l’Internazionale:

Cambia password. Prendi una strada diversa per tornare a casa. Fai una domanda che non hai mai fatto. Inventati un nuovo soprannome. Scegli un nuovo numero fortunato. Rendi più difficile etichettarti. Assaggia qualcosa che non hai mai mangiato. Scopri perché una delle tue opinioni potrebbe essere sbagliata. Aggiungi un altro gesto al rituale con cui ti prendi cura del tuo corpo. Riscopri una persona al cui fascino sei diventato insensibile. Sorprenditi almeno una volta al giorno.

[Riflessioni post Blogfest] L’atomizzazione dell’identità individuale nella Rete e a causa della Rete

Gatto Nero

La Blogfest del 2009 è finita. Andate in pace. Ci sarebbero parecchie cose da dire, perché 4 giorni passati a parlare, confrontarsi e sì, soprattutto cazzeggiare con persone dall’intelligenza medio-alta dà un discreto numero di stimoli.

Parto però da due piccoli fatti specifici avvenuti durante la Blogfest e subito dopo la sua fine. Il primo è il guru Gaspar Torriero – uno per il quale parecchia gente avrebbe risposto sì alla ricorrente domanda “Ma è famoso?” – che mi avvicina e ricorda l’interessante discussione su Friendfeed dedicata al rapporto fra l’identità in Rete e a quella reale (scusami Gaspar, avrei voluto parlarne con te dal vivo ma la sindrome del matrimonio calabrese ha colpito ancora); il secondo è il mio smarrimento una volta tornato a casa, nello scaricare le oltre trecento foto – la metà delle quali mosse o inutilizzabili, eh – scattate alla Blogfest, e nel rendermi conto che riguardo a questi giorni:

  • Gatto Nero parlerebbe probabilmente più dell’aspetto sociale, delle mani strette e delle chiacchiere fatte
  • Claudio Mastroianni si concentrerebbe, magari, più sulla relazione fra il mondo dei Barcamp e le aziende editoriali (Mondadori, RCS, Condé Nast) che sempre più spesso li sponsorizzano e organizzano, e su come le potenzialità di questo rapporto secondo lui non siano ancora sfruttate al massimo
  • Gatto Nero su Flickr pubblicherebbe solo una selezione di foto meglio riuscite e postprodotte quanto più decentemente possibile.
  • Claudio Mastroianni sul suo fotoblog Imaginarium pubblicherebbe magari foto meno riuscite di quelle su Flickr, ma gli darebbe una connotazione tematica (aggiungendo delle spiegazioni testuali)

Ai tempi, la “specializzazione” tematica delle identità mi sembrava una buona idea. Dopotutto, “Gatto Nero è Claudio Mastroianni, ma Claudio Mastroianni non è Gatto Nero“. Ora, però, comincio ad avere qualche dubbio.

Blogfest 2009, Riva del Garda – Day 2 #1

Riva del Garda - Fuori dalla finestra di camera... mia?

Questa è la vista che si gode dalla camera d’albergo di Riva del Garda che ho “squattato” all’amica Laura, una donna – sappiatelo – decisamente multitasking.

Svegliarsi alle 8 per colpa dell’orologio biologico lavorativo è vagamente irritante, ma l’atmosfera di gaio relax che ho vissuto oggi – a partire dalla colazione – mi sta ripagando della levataccia che avrei volentieri evitato. E poi: spostamenti frenetici, fai questo fai quello per dare una mano nell’organizzazione dell’ei fu Dissaporecamp ora diventato FoodCAMP Blogfest e tirato su fra vari contrattempi dalle Donne Moderne, vendita Poken per la quale ancora non mi sono impegnato chissà quanto (anzi, se mi vedete in giro per la Blogfest e ne volete uno fermatemi: son carini, son belli da portare in giro e sono anche un regalo carino per amici e nipoti per fare un po’ i fighetti tecnologici), fotografie q.b., vita sociale, saluti e baci e abbracci.

E se pensate che tutto quello che sto scrivendo ora non abbia senso, sapete perché. Magari, quando il cervello esce dalla fase di iper-eccitazione, vi faccio un resoconto più dettagliato. Nel frattempo, se siete a Riva del Garda, fate una capatina domani all’Eroticamp: ci vediamo lì e ci facciamo una chiacchieratina lampo.