Legge sull’omofobia, “servono sei mesi”: quell’articolo del Corriere che non è ancora online
I grassetti sono miei, i testi sono della signorina Alessandra Arachi. Sì, la produzione è riservata e bla bla bla. Problemi loro.
Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità, ieri è stata chiara: “Ci vorranno almeno sei mesi prima di poter ripresentare un disegno di legge sull’omofobia”. E dall’opposizione si è scatenata una ridda di polemiche. Il ministro ha spiegato che il problema è tecnico: una legge bocciata per motivi costituzionali in uno dei due rami del Parlamento non può essere ripresentata, appunto, prima di sei mesi. Ma dal Pd, e anche dall’Idv, non ci hanno voluto credere.
Non è questione di credere o non credere: è questione di sapere. Siete o non siete politici? Questi meccanismi li dovete conoscere.
Tra le voci più dure quelle della democratica Barbara Pollastrini, ex-ministro delle Pari opportunità: “La scusa dei sei mesi della Carfagna è tutto un bluff: non c’è alcun impedimento alla presentazione di un nuovo testo contro l’omofobia, nei termini da lei annunciati”. Segue a ruota la protesta di Silvana Mura, dell’Idv: “La verità l’ha detta la stessa Carfagna: non ha voluto presentare un ddl in Consiglio dei ministri per non fare una battaglia contro la sua maggioranza che è contraria”.
Il tema bolle, la temperatura non scende. E la maggioranza si spacca. Ieri Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, ha cercato di gettare acqua sul fuoco sostenendo: “Non posso non dare ragione al ministro Carfagna sulla necessità che si apra una riflessione più ampia nel nostro partito sull’omofobia”. Ma dopo il voto di incostituzionalità da parte della maggioranza a Montecitorio, non sembra facile ricomporre il puzzle. E se l’udc Rocco Buttiglione è lapidario: “Non esiste alcun obbligo europeo per questa legge”, la Fondazione Farefuturo (vicina a Gianfranco Fini) non esita ad affondare: “Ormai è l’Italia che si è messa il burqa”.
Un affondo che arriva dopo la bacchettata dell’Onu all’Italia e con un sondaggio commissionato da Sky TG24 che certifica come la maggioranza degli italiani (il 52%) la pensa come l’Onu e critica la bocciatura della legge.
Una bocciatura che ha creato scompiglio anche nel Pd, tutto per via della teodem Paola Binetti, unica nel partito a votare l’incostituzionalità della legge sull’omofobia.
Tutto alle soglie delle primarie. E se l’altro giorno Dario Franceschini ha ventilato l’espulsione della Bindi [sic, NdGN] dal partito, ieri ci ha pensato Piero Fassino (sostenitore della mozione Franceschini) a cercare di stemperare le polemiche: “Non c’è nessun caso Binetti”.
Nel frattempo si segnalano altri due brutti episodi di cronaca: il primo a Roma, denunciato dall’Arcigay, di aggressione a un trans. Il secondo a Napoli, un’autodenuncia di un insegnante omosessuale: con una mail sostiene di essere stato aggredito nel pomeriggio tardi da tre ragazzi vicino alla stazione della Metropolitana.
Per questo il mondo omosessuale affila le armi e si appresta a protestare. La prima manifestazione già domenica prossima a Roma in tre diverse piazze.
E, come direbbe Forrest Gump, non ho altro da dire su questo argomento.
macché colpa della Binetti: quella legge era scritta malissimo. da come era formulata sembrava poter che si potesse introdurre anche un reato di opinione per chi dice di non condividere l’atto omosessuale. neanche ai negazionisti dell’olocausto si riserva un trattamento simile. il solito pasticcio in salsa PD: e il paradosso è che per affossare la legge contro l’omofobia ci si richiama alla costituzione
La bocciatura della legge sull’omofobia ripropone nel PD i tormenti sulle strategie politiche
Spesso non si sa e si parla.
La legge non rispondeva al principio di uguaglianza, nel momento in cui, in quegli articoli, venivano aggiunti i riferimenti agli omosessuali.
Una legge, per trattare in maniera “speciale” un “diverso” come lo è un gay, non deve prevedere l’aggiunta di un comma in qualche articolo del CP, ma deve trovare una definizione di “diverso” che debba essere usata come aggravante o come articolo ex-novo del CP.
Quel PDL (Progetto Di Legge) andava rigettato per motivi di incostituzionalità.
L’errore della Carfagna sta nel voler legiferare sapendo di essere una semplice “mignottocratica”.
L’errore del PDL (partito) sta nel essere ostaggio della Chiesa che osteggia (caso Avvenire) e nel essere imbrigliato dalle correnti cattoliche.
L’errore del PD (partito) sta nel non essere ciò che i suoi leader da mesi sbandierano.
L’errore di tutti sta nel considerare il gay una persona diversa, che debba avere leggi speciali, che debba avere un proprio partito, un proprio rappresentante, una propria strada, una propria corsia preferenziale nei rapporti di coppia, un proprio servizio d’ordine, una propria festa ecc ecc.
L’errore sta nel non considerare il gay come una persona normale, che può accedere liberamente a tutto ciò che gli etero hanno “per diritto”.
L’errore sta nei gay che sono i primi a considerarsi diversi.
llcoollimo
Ecco un articolo che , da destra, critica la legge Carfagna sull’omofobia.
http://www.loccidentale.it/articolo/la+legge+carfagna+sull%27omofobia+sar%C3%A0+pure+una+buona+legge+ma+di+certo+non+%C3%A8+liberale.0080456
Personalmente non lo condivido, soprattutto quando afferma”Naturalmente il sospetto che i ‘pregiudizi’ abbiano una loro ‘ragione’… non sfiora neppure lontanamente le loro menti.”
Un frase che in questo contesto, ‘stona’ eccessivamente…
Che ne pensate?