
Stephen Gately e il suo compagno Andrew Cowles durante la propria Civil Partnership, nel 2006
Vi ricordate di Stephen Gately? Se la risposta è no, non sentiatevi troppo in colpa: nello show-biz ha lasciato veramente poco il segno, a parte quella breve parentesi di fama dovuta alla boy-band irlandese Boyzone (sì, quella del più famoso Ronan Keating).
C’è una cosa però per la quale io e quelli come me, che crediamo nell’uguaglianza dei diritti, lo ringraziamo: il coraggio. Gately è stato uno dei primi, infatti, a dichiarare pubblicamente la sua omosessualità. E venendo da una boy-band, accrocchio musicale in cui l’immagine da maschietto stracciafighe è ancora più importante. Roba che il manager della band, alla notizia del suo coming out (costretto dagli eventi, certo, ma sorvoliamo), commentò dicendo che ad averlo saputo prima ci avrebbe pensato due volte a sceglierlo, perché
it wasn’t cool then to have a gay guy in the band
Nel 2006, poi, Gately era anche “convolato a nozze” con il suo compagno, l’imprenditore Andrew Cowles, in una civilpartnership a Londra. Piccole cose, piccole scelte di vita che a me facevano conto.
Bene: ieri notte, Stephen Gately è morto.
Lo ha fatto nel sonno, mentre si trovava a Maiorca, per ragioni ancora poco chiare: si dice fosse uscito a bere con amici, fosse tornato a casa, fosse andato a dormire e bon, non si è mai più risvegliato.
Ma non sono le ragioni della morte, la cosa importante. C’è una persona morta. Un ragazzo di 33 anni. E penso al dolore del suo compagno nel restare vedovo: è un dolore diverso da quello di un marito o di una moglie eterosessuale? È meno forte, meno sentito? È più semplice convivere con la perdita del proprio compagno di vita, quando questo è dello stesso sesso?
Sono queste le domande a cui vorrei una risposta. E le chiederei di pancia, con rabbia, a quanti parlano di innaturalità dell’omosessualità e di malattia da curare. Ma anche a quelli per i quali il problema dei pari diritti è all’ultimo posto nell’agenda politica. Compresi i nostri amici elettori del PD.
è sempre stato il mio boyzone preferito (forse il preferito tra tutti boyband) anche prima del suo coming out.
è morto veramente giovane.
io son dell’idea che un dolore è un dolore, indipendentemente dal sesso. e perdere la tua anima gemella, il compagno di una vita, bè, credo sia paragonabile a perdere un figlio, al di là di etero, gay o ciccia. e cmq anche a me piaceva nei boyzone (e avevo 12 anni)…
E arrivi alla prima notte senza lui, lunga e insonne, dove aleggiano sotanto le domande senza risposta, dove ancora senti la sua presenza lì accanto a te ma se cerchi di toccarlo non lo trovi, e il letto sembra espandersi a dismisura con te che non riesci più a trovare un angolo dove accoccolarti, e ti senti nudo dentro come se fossi esposto ai venti dell’anima. E i pensieri così instabili, ai quali non riesci ad aggrapparti perché ti danno solo un senso di stordimento e poi la sensazione che lui, che domani, che forse è solo un brutto sogno , quando ti abbraccerà di nuovo passerà tutto.
Poi quella cosa, quella cosa che ti raschia dentro, che ti strozza in gola, che ti gonfia gli occhi e che non riesci a far uscire.
Non ha genere il dolore, è solo dolore.