gennaio 7, 2010 7

Doveva essere un commento*

By Gatto Nero in Inutility

*a questo post di Marco

Quando è morto mio padre avevo 16 anni. Ricordo la scena abbastanza distintamente, nonostante sia passato del tempo. Tornavo da scuola, era il terzo giorno dall’inizio delle lezioni, e arrivando verso casa ho visto troppo macchine parcheggiate lì davanti, e ho capito. Mio fratello mi è venuto incontro lungo le scale, e mi ha parlato di un incidente, di mio padre grave, ma di remote speranze che in realtà erano inesistenti. Questa cosa dell’indorarmi la pillola non l’ho mai capita, e per un certo periodo mi ha anche fatto incazzare, incazzare, sì. Ma ora ne capisco il senso.

Poi sono partiti per la Svizzera a vederlo, lui e mia madre. In aereo. Mia madre, che in aereo non aveva ancora mai viaggiato. E io sono rimasto a casa a far il bravo padrone di casa, in quella strana trafila del lutto meridionale che sembra quasi una tortura, sì, con tutta quella gente sconosciuta che ti viene a dare la mano e a fare le condoglianze, e magari piange quando tu vorresti proprio non farlo e allora la cosa ti irrita parecchio, e tutti stanno in giro per casa e non se ne vanno neanche di notte. Nella tua casa, un’invasione. Sembra una tortura ma è quasi una salvezza, una salvezza in cui non sei mai solo e il dolore diventa collettivo, e forse riesci a elaborarlo più in fretta, e forse fa meno male.

Io ero lì da solo e stringevo mani, e sorridevo, e accoglievo, e mi preoccupavo per tutti. Che è sempre stato un mio difetto, preoccuparmi di come si sentono gli altri e non di come mi sento io. Ma lì per lì, ero perfetto. E tutti si meravigliavano di me, che avevo solo sedici anni. Come dici tu, Marco, si passa dall’essere un ragazzino a diventare uomo – o qualcosa di simile. Il giorno prima magari pensi ai piccoli drammi della tua infanzia, e il giorno dopo cerchi di mantenere in piedi una famiglia che sembrava sgretolarsi da un momento all’altro, con un fratello maggiore oppresso dal senso di responsabilità e una donna sola, forte ma sola, con una prospettiva di vita e solitudine che ancora l’accompagna.

E anche io davanti alla tomba di mio padre chiedevo, senza risposta: “Papà, ma tu ce l’hai con me per il fatto che sono gay?”. E so che risposte non ne avrò davvero mai, che resterà tutto in sospeso. E Dio solo sa quanto vorrei piuttosto vederti incazzato, prendermi due sberle, magari scappare di casa e vivere da solo in mezzo a mille difficoltà che non portarmi dietro questa sensazione di irrisolto. Che poi, ma quali sberle? Non lo saprò mai, non lo saprò mai.

Alle volte mi fermo a guardare mia madre mentre dorme. Mi avvicino, e aspetto di sentirne il respiro. Perché ho paura che muoia. Cosa farei se succedesse? Sarei da solo. Con un fratello, ovvio, e dei parenti. Ma… è diverso. Mi sembra così stupida, descritta, questa scena un po’ patetica di uno che si ferma ad ascoltare i respiri. Forse lo è.

La morte è un processo naturale. Che tocca a tutti, prima o poi. Odio questa mia razionalità che me lo fa comprendere nitidamente. E che mi fa credere che riuscirei ad andare avanti comunque, come ho fatto dopo la morte di mio padre. Ma hai ragione quando dici che la morte ti insegna tante cose. E anche io credo che le cose vadano vissute. Anche io credo che non ci sia mai abbastanza tempo. Anche io ho paura della mia morte.

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dicembre 30, 2009 3

Stundaiate

By Gatto Nero in Inutility
gatto, sei impostato, misurato, controllato, posato: io ti sto dicendo che ogni tanto bisogna mollare gli ormeggi, che per me vuol dire semplicemente aprire gli occhi e accorgersi che qualcuno sta facendo la stessa identica cosa nello stesso momento – marmaz
Me lo segno qui, magari me ne ricordo per il 2010.

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dicembre 23, 2009 0

“Io ci ho speranza”

By Gatto Nero in Video

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dicembre 21, 2009 3

Questa stanza non ha più pareti

By Gatto Nero in Inutility

Le pareti della mia camera sono sempre state vuote.

E per me, questo fatto, è sempre stata una specie di cruccio. Mi scervellavo per capire perché io proprio io non avessi i muri tapezzati di poster, manifesti, cartoline e foto come quelle dei miei coetanei.

[Questo post dovrebbe essere lunghissimo, un excursus sulla mia personalità e i dolori della mia infanzia e la voglia di cambiare. Ma sono troppo pigro. Me lo completate voi? Tanto spazio alle pareti ce n'è.]

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dicembre 18, 2009 3

Stanchi di viaggiare

By Gatto Nero in Uncategorized

Io e mia madre condividiamo un destino strano, che va oltre quello del sangue.

Viaggiamo da una vita.
Lei da quando – giovanissima – si trasferì in Svizzera per stare accanto a suo marito, in un paese straniero dove la gente parlava una lingua che non conosceva e che ha dovuto imparare, in qualche modo.
(Io la ammiro ancora per questo, e mi domando come abbiano fatto. Ammiro tutti gli emigranti d’Italia, e comprendo quelli che emigrano IN Italia, e mi incazzo – sì, mi incazzo – quando sento parlar male di loro. Ma questa è una parentesi lunga, e forse fuori luogo)
Dicevo: io e mia madre condividiamo il destino del viaggio.
Che è un destino amaro, di abbandono e di paura. Non credete a chi vi descrive il viaggio come un’esperienza estasiante, esaltante e basta, null’altro: sono persone senza legami.
Il viaggio ti pone di fronte a una sfida, ti spinge a cambiare e a migliorare, ad adattarti. Ma toglie via – sempre – un pezzo di te. Quello che lasci nella città che abbandoni, anche momentaneamente.
Il viaggio è un destino amaro, perché i viaggi iniziano e sembrano non finire mai.
E cominci a viaggiare, e ti chiedi se e quando finalmente tornerai a casa. E ti chiedi, soprattutto, quale sarà la tua casa. Qual È la tua casa.

Perché certe volte, anziché viaggiare, vorresti semplicemente stare seduto. Abbracciato alle persone che ami, a guardare il mare. E sentirti felice.

dicembre 15, 2009 0

Beh, se lo dice lui

By Gatto Nero in Internetwork

Loki (disambiguation) - Wikipedia, the free encyclopedia

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dicembre 14, 2009 1

Sfoghi

By Gatto Nero in Inutility

Ma poi mi incazzo, davvero, perché la vita sempre girare sempre come cazzo pare a lei.

Uno ci prova a comportarsi bene, in maniera tale da sentirsi “a posto” quando ci si guarda allo specchio. Cercando di non essere uno stronzo, e di fare quello che si deve fare. E invece la prende sempre, perennemente nel culo. E mai in quella maniera piacevole che a qualcuno potrebbe anche andrebbe bene.

Poi qualcun’altro è uno stronzo inaffidabile e bugiardo e bam, vive felice tranquillo sereno e pure bono.

dicembre 13, 2009 1

È in giorni come questo che rimpiango di aver cancellato il mio account su Friendfeed

By Gatto Nero in Internetwork

0177608155085Nella foto: utenti di Friendfeed partecipano alla veglia di preghiera per protestare contro l’orribile, inaccettabile, gravissimo fatto di violenza che ha visto vittima Silvio Berlusconi.

dicembre 10, 2009 1

Neanche Photoshop la salverà

By Gatto Nero in Uncategorized

PrimoposterperSexandtheCity2a

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dicembre 1, 2009 14

World AIDS Day 2009

By Gatto Nero in Internetwork, Social

Come potete vedere – a meno che non mi leggiate dai vostri feedreader, e allora date una cliccata al link a questo post – il blog si è “vestito a festa” per partecipare più che felicemente alla Giornata Mondiale dell’AIDS, per combattere questa malattia di cui ancora sappiamo davvero troppo poco ma che così tanto condiziona le nostre vite. Di tutti i giorni.

Come qualcuno saprà, avrei voluto fare di più. E ancora ci proverò nel corso della giornata di domani. Nel frattempo, però, esprimo con il Red Ribbon (opera di Trygve.u, che ringrazio) il mio MASSIMO supporto all’iniziativa.

Fatelo anche voi, e speriamo vada meglio dello scorso anno.

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