No, non ho ricominciato a scrivere sul blog. È sempre in progetto, come al solito. Ma per ora mi limito solo a pasticciare con il layout.
Io: “Paolina, sei veramente fighissima: sai che hai delle tette da paura?”
Lei: “Ma grazie! Ma per caso tu hai fatto delle foto a Milano?“
Pensate che bello se anche in Italia ci fosse qualcosa di rivoluzionario come quello. Un figone che snobba la sventolona di turno e inoltre rimorchia il fratello. Che smacco e che colpi di scena, non trovate? Per esempio, in “Vivere”, in occasione dell’ultima puntata, avrebbero potuto chiudere la locanda Bonelli e trasformarla in un “Bed&Breakfast Lgbt”. E invece, niente.
Soprattutto, quando sarà valutata l’opportunità di insistere ancora con la cessione gratuita sul web di contenuti di qualità, prodotti con costi non irrilevanti? Di studiare forme di abbonamento e/o di pagamento spot, anche tramite la strada dei micropagamenti, come stanno facendo da tempo i nostri concorrenti internazionali e altre primarie case editrici nazionali? Quando la società si attiverà per far cessare la riproduzione gratuita in rete dei contenuti del giornale, pur coperti da copyright, e procedere così al recupero di questa massa di ricavi che oggi sfugge al conto economico?
Il Comitato di Redazione del Sole 24 Ore. Rivista che si credeva fosse avanti, e invece ciccia. Imparassero a vendere gli spazi pubblicitari sui siti di informazione in maniera intelligente, anziché svenderli.
Ci sono contesti e contesti
E io non ci riesco. Anzi, mi pare proprio una stronzata. Non parliamo di abiti e buone maniere, ma di cose che fanno bene e cose che fanno male.
E ci vorrei scrivere un post articolato, sensato, elegante, uno sfogo, ma tutto quello che mi vien da dire è solo “Cristoeva”.
Questa sera, mentre camminavo incazzato per le vie Milano, per la prima volta ho pensato che sarebbe stato giusto prendere un mattone, un sasso, una spranga, e mettermi a spaccar vetrine. E spaccare, spaccare, spaccare fino all’arrivo della polizia, per poi farmi arrestare.
Per voi sarà una cosa da nulla, ma per me che sono cresciuto a pane e legalità con condimento di “sii un bravo ragazzo”, beh: per me è una cosa grave.
Eppure l’ho pensato. Ne avevo voglia, sì, ne avevo proprio voglia. E ce l’ho ancora, e non so cosa mi trattenga.
Capita, quando leggi che secondo una sentenza della Corte Costituzionale una discriminazione non è “irragionevole” se questa va a difendere il sacro primato della famiglia eterosessuale e “(potenzialmente) procreativa”.
E che quindi, in sostanza, per lo Stato non esisti. Non sei importante. Neppure per la Costituzione, neppure per i Costituenti. Capita, quando ti hanno tolto la dignità di essere umano in favore della preservazione di un istituto astratto. Importante, ma astratto. Quando non sei più niente.
E tutto questo perché sono frocio.
Capita anche quando vedi il silenzio del consesso civile. L’odio e la discriminazione del popolo bue pesa, certo, ma mai quanto l’indifferenza di quella che dovrebbe essere l’”elite culturale” del paese, o che si spaccia come tale.
Ne abbiamo già parlato, certo. Tutto scritto e riscritto più volte.
Ma se la blogosfera è il riflesso della societa reale – e lo è – allora piuttosto che pensare alla mia dignità di essere umano preferisce commentare La Russa da Santoro, ingaggiare fondamentali liaison con i turchi, discutere di tuning automobilistico. Giusto per fare qualche esempio, nessun dito puntato, per carità. Solo per dire che tutti preferiscono parlar d’altro, e ignorano – volontariamente – ciò che ha influenza sulle vita di tante, tante persone.
Che però sono frocie.
E quindi: per lo Stato io non esisto, non sono importante, non sono nulla; per gli altri, per il popolo italiano io non esisto, non sono importante, non sono nulla.
Non mi riconosco in una nazione e non mi riconosco in un popolo. Non mi riconosco nelle puttane arroganti convinte della propria superiorità intellettuale e professionale, non mi riconosco nel cinismo becero di chi crede d’aver capito tutto e non rispetta nessuno, non mi riconosco negli incompetenti che trovano più spazio di chi sa e fa, non mi riconosco nel sistema lavorativo, non mi riconosco nell’ala politica destra del Paese, e meno ancora in quella sinistra, ipocrita e fatta di un elettorato uguale e peggiore dei personaggi che vorrebbe sconfiggere.
Non mi riconosco in nulla, perché sono nulla.
In questi casi, che si fa? Dopo aver tentato varie strade, ogni giorno che passa, ogni umiliazione subita, mi convinco che la soluzione sia una sola: o prendere una spranga, un mattone, una pietra e distrugger tutto, o usare metodi meno grossolani e più definitivi per distruggere me stesso. Una volta per tutte.
Sono Claudio Mastroianni, e sono prigioniero politico dell’Italia.
Ed Anna rincasa con ciò che rimane di lei, un niente di simile a quello che adesso vorrei
Leggevo le sentenze della Corte, e mi è venuta in mente questa. Chissà perché.
Uscire con decine di persone. Uscire con persone che si riveleranno poi brutte, oppure sciocche, oppure noiose, oppure semplicemente incompatibili.
Sorridere davanti a una birra, o almeno provarci, e sperare che la serata finisca presto. E viceversa, vedere un sorriso finto dietro la birra altrui.
O ancora sorridere con gusto, e dire “dai, ci rivediamo?”, per poi chiudersi la porta di casa dietro le spalle con la consapevolezza che no, purtroppo non andava.
E poi ancora persone brutte, oppure sciocche, oppure noiose, oppure semplicemente incompatibili. Alla ricerca della persona giusta, in un mare di persone sbagliate.
Trovare uno che potrebbe esserlo, giusto. Investirci del tempo e delle risorse, fisiche e mentali. Metterci il cuore e l’anima. Sperarci, sì, sperarci.
Speranza vana. E i tradimenti, e i silenzi, e i musi lunghi, e sapere che è finita.
E ricominciare da capo.
All’inizio con il divieto di partecipazione a ogni omosessuale, mentre i ragazzi sono riusciti a strappare la presenza di almeno un rappresentante del mondo gay
Certo, ormai Repubblica è credibile quanto Novella 2000. Però, ecco, come dire.
